KPMG ha appena pubblicato un dettagliato resoconto di com’è andata la stagione 2011 per il golf in Europa. Numero di tesserati, suddivisione per fasce d’età e molti atri dati significativi per misurare lo stato di salute del nostro sport. E sembra che non ci sia da essere molto allegri, infatti dopo ben 20 anni di continua crescita (in senso generale ovviamente) per la prima volta il 2011 ha segnato un calo del numero di praticanti con la cifra di ben 46.000 golfisti registrati in meno.
Il golf non è un elemento che solitamente si considera nella valutazione della salute economica di un paese o dell’Europa, ma è certo che il periodo di crisi che stiamo attraversando ha la sua marcata influenza anche sul golf e sul numero di effettivi praticanti. Negli ultimi 25 anni il golf in Europa ha più che raddoppiato il numero di praticanti, evidentemente anche grazie alla condizioni economiche di crescita e sviluppo.
Dal report di KPMG emerge invece una fotografia preoccupante dello status del golf in Europa, anche con un netto calo dei due mercati più floridi che sono quelli di Inghilterra ed Irlanda. Pensate che da sole contano per 1,326,663 golfisti su 4,389,740 in totale, cioè ben oltre il 30%. Nel nostro comune modo di vedere sono anche quei mercati che definiamo fortunati, in quanto “giocano tutti” e “giocare costa poco“, ma forse questo non basta visto che hanno segnato un -3.1% rispetto al 2010 ed è comunque dal 2007 che il golf è in calo.
Anche altre importanti nazioni sono in netto calo nel 2011, mercati importanti come la Svezia (-4.1%) e la Spagna (-2.9%). Certo ci sono alcune nazioni che invece hanno tentato di controbilanciare la tendenza, come ad esempio Germania (+1.8%), Olanda (+2.2%) e Finlandia (+3.6%), ma i loro numeri non sono di certo bastati a risollevare le sorti del golf in Europa.
In Italia ci attestiamo a quota 100,548 golfisti registrati che sono lo 0.2% in più rispetto al 2010. Sarebbe un numero positivo, soprattutto visto il periodo di crisi, ma come ho già avuto modo di scrivere altrove ritengo che questi numeri non siano corretti, infatti troppe sono le tessere “inattive” cioè di tesserati non golfisti visto che di fatto non giocano mai. I miei genitori, ad esempio, contano per 2 tesserati ma se giocano 3/4 l’anno che contributo possono portare al golf? E come loro sono convinto che ce ne siano tanti altri, per non contare quelli che hanno la tessera ma non giocano veramente mai. Per darvi un’idea io ne conosco almeno 3, voi? Se fate quindi una breve stima di quanti possano essere capirete come mai sostengo che i 100,548 golfisti in Italia non abbiamo valore come numero per la salute economica del settore golf.
Tornando al report viene anche evidenziato come le aspettative di crescita del mercato golfistico dell’Europa dell’est siano state quasi completamente disattese, infatti la crescita in quel settore non è per nulla significativa.
La più alta adesione al golf del pubblico femminile la sia ha nei paesi di lingua germanica ed in Olanda, complice forse anche il fatto che in alcuni paesi di questi ci sono regole di accesso che facilitano l’apprendimento delle ladies, per esempio un limite di handicap più alto etc… Questo potrebbe anche essere un punto a favore di tutte quelle proposte, che ogni tanto vi cito, a favore del rendere il golf più facile: l’esperienza tedesca sembra confermare che ciò possa funzionare.
Dal punto di vista delle strutture non sembra ci siano incrementi di rilievo, appena lo 0.7% su tutta l’Europa, anche se ci sono picchi in alcuni paesi dove evidentemente il golf è in fase di sviluppo magari però senza che sia effettivamente necessario e giustificato da una base di golfisti praticanti.
La fonte di questi dati è Golf Business Community ed il report è scaricabile, dopo registrazione gratuita, da questo link.
Il golf è in crisi non c’è dubbio, ma che fare in concreto per risollevarne le sorti? Che ne pensate?
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